L’immobiliare: I mutui in Euro che fine fanno se finisce…l’Euro?


firma mutuo

Nell’articolo sull’immobiliare italiano, c’eravamo lasciati con una domanda: “che succederebbe ai mutui stipulati in euro se l’Italia uscisse dall’euro tornando alla lira?“.

Purtroppo non esiste una risposta unica a questa domanda, anche perché entrerebbero in gioco diversi fattori, primo fra tutti il comportamento del legislatore, o meglio dei legislatori, perché se si sfascia l’euro probabilmente anche i diversi parlamenti si sentirebbero in diritto di legiferare per regolare i contenziosi post moneta unica.

In più c’è da dire che non esiste una procedura per rinunciare all’Euro, quando è stato scelto il passaggio all’Euro è stato considerato un processo a senso unico, non prevedendo in alcun modo la strada del ritorno. Ci sono voluti ben 7 anni per arrivare all’Euro e altri due per iniziare a vederlo circolare dal vivo. Peraltro la scelta del nostro cambio a 1936,27 non avviene in un giorno, ma è un processo più lungo iniziato anni prima e che trova le radici anche nell’ECU (European Currency Unit).

Cerchiamo di individuare le possibili evoluzioni di una crisi dell’Euro. Le strade percorribili sono principalmente tre:

Completa dissoluzione dell’Euro;

Divisione dell’area monetaria in due sotto-zone: cosiddetto Euro A ed Euro B;

Uscita singola di uno stato membro con ritorno all’unità monetaria nazionale.

Primo caso

Si arriva al collasso dell’unione monetaria, si stabiliscono i nuovi parametri di conversione tra l’Euro e le nuove monete nazionali ed il gioco è fatto. Questa potrebbe essere la via più indolore per i possessori di mutuo a patto di considerare l’individuazione del nuovo cambio un evento istantaneo.

E dal giorno dopo, come per magia anziché parlare di un mutuo residuo di 100.000 euro con 1000 euro di stipendio parleremo di un mutuo di 200.000.000 di Lire e 2.000.000 di stipendio (sono numeri a caso considerando un cambio ipotetico 1€=2000 Lire). Da quel momento in poi la Lira sarà svalutata e chi avrà contratto il mutuo a tasso fisso potrebbe addirittura trarne un vantaggio, vedendosi il debito svalutare a causa dell’inflazione.

Ma come convertiranno le Banche italiane i loro debiti verso i prestatori stranieri? Si presenta lo stesso problema. Tutto funzionerebbe se fosse un evento istantaneo, ma sappiamo che non è realizzabile, e i costi dei ritardi, con i primi disallineamenti tra Euro e nuova Lira verrebbero di certo accollati al consumatore.

Secondo caso

La zona euro si divide in due e nascono due monete, Euro A ed Euro B. Questo forse è il caso più complicato, perché ci sarebbero due nuove unità di misura. Si tiene in vita virtuale il vecchio euro solo per stabilirne il cambio con i nuovi due? Sparisce una volta stabiliti di due Euro A e B che poi potranno fluttuare liberamente sul mercato (con ovvia svalutazione del secondo)? Un vero rompicapo!

Ed esiste sempre la storia del ritardo sullo stabilire il nuovo cambio! Con le implicazioni a sfavore del consumatore.

Terzo caso

L’Italia esce dall’Euro! Bussiamo alla porta dell’Unione Europea o della BCE. O l’UE e la BCE insieme (è già difficile individuare un responsabile certo). E chiediamo cortesemente di stabilire un nuovo cambio, e cari amici, sogniamoci le nostre 1936,27 lire per ogni euro ovviamente ovviamente! Per ogni euro serviranno molte più lire. Ma alla fine che c’importa, convertiremo istantaneamente euro in lire e viviamo di svalutazione monetaria. E pensate che le banche che sono creditrici verso istituzioni estere affrontino loro il fardello della svalutazione? Non so cosa farebbero le banche verso i prestatori, ma abbiamo già vissuto una situazione analoga verso i chi ha contratto i mutui.

In questo caso c’è la storia che ci viene in aiuto infatti, in Italia è già successo questo, parliamo degli anni ’80. La fine degli anni ’80. All’epoca ci fu il boom dei mutui in ECU, offrivano un tasso più basso (circa l’11% dei mutui stipulati in ECU contro il 14-15 di quelli stipulati in Lire), e siccome per un breve periodo l’ECU si era anche svalutato confronto alla Lira, veniva proposto ai consumatori come la manna dal cielo (per le banche, pensate che queste ultime prelevavano l’1% ogni semestre per commissioni di transazione monetaria). Nel 1987 si toccò il picco sui mutui, la bellezza di 3.486 miliardi di lire di cui circa il 30 percento in ECU. Una grossa cifra per l’epoca.

Chi ha stipulato nel 1988 a 1536,76 (cambio ECU/lira) si è trovato a pagare nel 1995 la rata con un cambio di 2136.75, il 33% in più, a cui doveva aggiungere la commissione di transazione, e siccome l’ECU dopo il 1999 è rimasto fissato a 1936,27 (il futuro Euro) chi ha stipulato nel 1988 o ’89 o ’90 si è trovato una bella gatta da pelare. E il legislatore che ha fatto? Nulla, peraltro alcune banche avevano inserito nei loro contratti penali di estinzione elevatissime che si aggiungevano alla già ingrassata rata.

Un problema comune a tutti i casi è inoltre il seguente. Il passaggio a una nuova unità monetaria prevede la stampa di un’adeguata quantità di moneta per il circolante. Nel frattempo le banche che farebbero? Forse continuerebbero a scambiare telematicamente Euro e Lire?

Insomma è un vero dilemma, nessuno è preparato, si possono fare delle supposizioni, ma è importante comprendere che dietro un prestito in Euro oggi potrebbe nascondersi un vero e proprio vaso di pandora.

Direi che se proprio bramate di avere un mutuo tutto vostro (perchè la casa è della banca) cercate di farlo tenendovi una bella fetta di margine ed eventualmente scegliere un mutuo con un plafond massimo per gli interessi, perché in caso di collasso dell’Euro potete trovarvi a gambe all’aria! Siate prudenti insomma.

Vi lascio con una domanda: “se la casa perde valore, valendo meno dell’importo prestato, la banca può obbligarmi a rientrare di qualcosa?”

Fonte: Rischiocalcolato.it