Italia: se chiederà aiuti sovranità in ginocchio


Eurostat Italia in ginocchio

Roma - Giustizia, amministrazione, debito. Si definisce il memorandum d'intesa (cosiddetto leggero) della Ue che prevede le condizioni per gli (eventuali) interventi europei.

Il percorso. La questione è sul tavolo da quel 29 giugno scorso, quando i leader dell'area euro hanno chiuso il loro ultimo incontro. Visto da Nord, potrebbe essere definito il prezzo della solidarietà. Visto da Sud, è il percorso che una nazione dovrebbe intraprendere dopo che il suo governo chiedesse il sostegno finanziario al resto dell'Europa.

Il patto. Il memorandum andrà firmato prima che la Banca centrale europea inizi a comprare titoli di Stato di chi contrae il patto. Previste verifiche ogni tre mesi. Gli impegni sarebbero basati sui piani già concordati nelle normali procedure dell'Ecofin.

È da quando i leader dell'area euro sono riemersi alle quattro di notte del 29 giugno scorso dal loro ultimo incontro, che sull'Italia e sulla Spagna grava una zona d'ombra. Visto da Nord, da Helsinki o dall'Aia, potrebbe essere definito semplicemente il prezzo politico della solidarietà. Visto da Sud, da Madrid e magari non molto più tardi anche da Roma, è il percorso che una nazione dovrebbe affrontare dal giorno il cui il suo governo decidesse di chiedere il sostegno del resto d'Europa.

Del cosiddetto «memorandum d'intesa» si sa per adesso molto poco. Essenzialmente si è capito che un Paese dovrà firmarlo, se vuole che la Banca centrale europea inizi a comprare i suoi titoli. Ma poiché in proposito non si conosce quasi nient'altro, l'idea stessa del memorandum scoraggia qualunque governo. E il fatto che l'economia greca sia crollata del 17% dopo aver firmato un documento chiamato appunto «memorandum d'intesa» non fa niente per allentare la tensione. Poco importa che il programma per Atene sia di una razza diversa da quelli che potrebbero riguardare la Spagna e magari l'Italia.

Lettera d'impegni

Su questi documenti di ultima generazione la discussione pubblica è stata quasi nulla, ma il confronto fra i governi e gli uffici di Bruxelles è andato avanti tutta l'estate. E in queste settimane, sta iniziando a precisarsi uno scenario che dissolve le zone d'ombra. Ne viene fuori che la lettera d'impegni di un Paese per avere l'intervento dei fondi salvataggi Esm-Efsf e della Bce non sarebbe dettata dai governi creditori, com'è successo a Grecia, Irlanda o Portogallo.

Sarebbe più simile a un testo che i mandarini delle diplomazie conoscono già: sono le cosiddette «country-specific recommendations», le lettere ai singoli Paesi votate ogni anno dall'Ecofin (i ministri finanziari dei 27) su proposta della Commissione, dopo che il governo interessato ha mandato a Bruxelles i suoi piani per i prossimi tre anni.

Là dentro si parla di tutto: dal ritmo di riduzione del deficit o del debito, a come è meglio negoziare i rinnovi dei contratti nell'industria, alla distribuzione dei fondi pubblici alle università in base al loro successo nel formare i laureati ai mestieri utili oggi.

Il negoziato spagnolo

In questi giorni Mariano Rajoy, il premier di Madrid, ne ha parlato nella sua ragnatela di contatti a Bruxelles e nelle grandi capitali. Con tutti il suo messaggio è stato chiaro: firmando un memorandum, la Spagna non si impegnerebbe a niente più di ciò che esiste già nelle vecchie «raccomandazioni» e nella cosiddetta «procedura per deficit eccessivo» (i binari dell'Ecofin per il risanamento). Una posizione del genere sembra prevalere e a questo punto riguarderebbe - eventualmente - anche l'Italia.

Rispetto alle vecchie liturgie dell'Ecofin c'è però una differenza: le raccomandazioni saranno incardinate su un calendario; l'arco di tempo per applicarle viene diviso in trimestri entro i quali determinate misure vanno prese per potersi assicurare interventi dall'Efsf-Esm e dalla Bce. E ogni tre mesi i progressi andranno verificati da una missione nel Paese firmatario: vi parteciperanno la Commissione, l'Eurogruppo-Ecofin e probabilmente la Bce. Ieri Jörg Asmussen, il tedesco nell'esecutivo dell'Eurotower, si è anche augurato che il Fondo monetario internazionale offra la sua «assistenza tecnica» (ma non i suoi soldi).

Quali misure per l'Italia

Se l'Italia dovesse firmare un memorandum del genere, lo farebbe solo dopo aver constatato che non resta altra scelta. Se i tassi sui titoli di Stato continuano a non rispondere alle riforme o all'austerità perché il mercato sconta il rischio che l'euro vada in frantumi, allora solo strumenti europei possono aiutare. In quel caso la «country-specific recommendation», votata all'Ecofin il mese scorso, offre un'idea piuttosto precisa di cosa sarebbe una lettera d'impegni dell'Italia.

Su molti aspetti il governo ha già fatto abbastanza per essere sulla rotta indicata dall'Ecofin, per esempio sulla traiettoria di riduzione del deficit; sul debito la raccomandazione di luglio indica che la parabola discendente inizi già nel 2013, un risultato difficile se il Pil cadesse dello 0,5% come ieri ha previsto Moody's: non è escluso che, in quel caso, l'Italia dovrebbe accelerare ancora un po' sulle privatizzazioni.

Non mancano poi indicazioni più nel merito. Sul fisco, si chiede di ridurre sgravi, esenzioni e incentivi (alle imprese) e «spostare ulteriormente il carico dal lavoro e dagli investimenti alla proprietà e ai consumi». Sul pareggio di bilancio in Costituzione, l'Ecofin parla di «soluzioni di dettaglio per l'applicazione dei meccanismi di correzione» e «coordinamento con i diversi livelli di governo» (una frecciata alla spesa delle Regioni).

In materia di giustizia civile, un dossier che il governo sta affrontando, si punta il dito sulle «inefficienze nelle procedure e nell'organizzazione istituzionale». Per l'occupazione si prescrive invece che «i sistemi di trattativa salariale siano ulteriormente riformati, permettendo soluzioni più flessibili anche a livello nazionale settoriale». Sulle liberalizzazioni si chiede di più sui porti, le ferrovie e i servizi di rete. E nell'istruzione si prevede che le università ricevano fondi pubblici «in base alla performance».

In molti di questi dossier il governo è già avanti, in altri è al lavoro. Con un memorandum, questo e il prossimo esecutivo continuerebbero a farlo ricevendo visite trimestrali da Bruxelles e Francoforte. E un aiuto (forse) vitale per finanziare il debito.


Fonte: http://www.corriere.it/